Un film di Paul Verhoeven
1995
Nomi Malone è una ragazza dal passato oscuro arrivata a Las Vegas con il desiderio di diventare una ballerina ma, a causa di varie incertezze, lavora nel topless bar Stardust. Sul palco e dietro le quinte, tra un ballo e un assassinio, Nomi cercherà la sua strada per diventare una showgirl.

FAILURE FACTS
Paul Verhoeven inizialmente non apprezzò la sceneggiatura di “Showgirl” scritta da Joe Eszterhas, ma si sentì moralmente obbligato a fare il film come favore personale verso Mario Kassar per salvare il suo studio Carolco Pictures dal fallimento. La sceneggiatura fu completamente riscritta con “All About Eve” (1950) come principale fonte di ispirazione. Verhoeven voleva che fosse un racconto di moralità sopra le righe, popolato da soli personaggi amorali (tranne il personaggio di Molly), con Las Vegas come metafora dell’ipocrisia e della corruzione. Le intenzioni satiriche non furono però colte dalla critica, che considerò il film come una rappresentazione semi-pornografica della cultura americana. Il film è stato un flop da 40 milioni di dollari che ha reso inevitabile il fallimento di Carolco. Come ha ricordato la giornalista del Guardian Harriet Gibsone, “proposto come un film mainstream sulla natura futile del sogno americano, ‘Showgirls’ è stato il primo film erotico a grosso budget dopo ‘Caligola’ (1979) diretto da Tinto Brass. La sua sgargiante ridicolaggine però è stata presa a calci dalla critica, che l’ha giudicato pacchiano e privo di erotismo”.

Nel 1996 il film si guadagnò il record poco onorevole di 13 nomination per la 16a edizione dei Razzie Awards, un concorso americano molto popolare che premia i peggiori film e le peggiori performance. Ricevette 7 premi e Verhoeven si presentò personalmente per ritirare il premio per il peggior regista e il peggior film – il primo regista in assoluto ad accettare questo riconoscimento di persona. Da allora il film ha assunto lo status di cult. Diversi registi prestigiosi come Quentin Tarantino, Jim Jarmusch e Jacques Rivette hanno dichiarato pubblicamente il loro apprezzamento per il film. La rivalutazione critica del film ispirò l’autore Adam Nayman a scrivere il romanzo “It Doesn’t Suck”, in cui sostenne che “Showgirls” è un vero e proprio capolavoro.

Paul Verhoeven (Olanda, 1938) è considerato un regista visionario che ha fatto leva sul suo successo in patria per realizzare blockbuster sovversivi che vanno da “RoboCop” (1987) e “Basic Instinct” (1992) a “Total Recall” (2012). Verhoeven concluse la sua esperienza hollywoodiana con “Starship Trooper” (1997) e “Hollow Man” (2000), poi tornò in Europa dove realizzò uno dei suoi film più acclamati, il thriller “Black Book” (2006). In un’intervista del 2015 per IndieWire, dichiarò a proposito di “Showgils”: “durante le interviste all’indomani di questo disastro, ho detto che la gente lo vedrà diversamente tra 50 anni. Ne sono convinto. Penso che sia un film molto ben fatto, elegante dal punto di vista artistico e visivo”.

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