MALPERTUIS, 1971
14 Dic 2018 – 15 Feb 2019

La serie di Soggettiva, una selezione di opere cinematografiche scelte da personalità provenienti da ambiti diversi invitati a condividere con il pubblico i loro film preferiti che hanno contribuito alla loro educazione culturale, continua con Soggettiva Luc Tuymans, un progetto cinematografico organizzato in collaborazione con CINEMATEK – Royal Belgian Film Archive di Bruxelles e ideato dall’artista Luc Tuymans, curatore della mostra “Sanguine. Luc Tuymans on Baroque”, in corso nella sede di Milano fino al 25 febbraio 2019.

L’evento di presentazione della nuova serie di Soggettiva si svolgerà venerdì 14 dicembre 2018 al Cinema della Fondazione Prada. Alle ore 18 si terrà una conversazione tra Tuymans e il regista Hans-Jürgen Syberberg a cui seguirà la proiezione della prima parte del film di Syberberg Hitler, ein Film aus Deutschland (Hitler, un film dalla Germania, 1977). L’ingresso è gratuito, previa prenotazione. Il regista incontrerà il pubblico anche domenica 16 dicembre alle ore 18, prima della proiezione gratuita della prima parte del suo film.

La selezione di Tuymans include nove lungometraggi e sette cortometraggi che saranno proposti al Cinema della fondazione fino al 15 febbraio 2019: Greed (Rapacità – USA, 1924) di Erich von Stroheim, Peter Weiss. Shortfilms 1952-1957 (Peter Weiss. Cortometraggi 1952-1957 – Svezia) di Peter Weiss, Le Mépris (Il disprezzo – Francia, Italia, 1963) di Jean-Luc Godard, Medea (Italia, 1969) di Pier Paolo Pasolini, Malpertuis (Belgio, Francia, Germania, 1971) di Harry Kümel, Aguirre, Der Zorn Gottes (Aguirre, furore di Dio – Germania, 1972) di Werner Herzog, Hitler, ein Film aus Deutschland (Hitler, un film dalla Germania – Germania, 1977) di Hans-Jürgen Syberberg, Blue Velvet (Velluto Blu – USA, 1986) di David Lynch, There Will Be Blood (Il petroliere – USA, 2007) di Paul Thomas Anderson e The Social Network (USA, 2010) di David Fincher.

Per questa rassegna, che sarà ripresentata alla CINEMATEK – Royal Belgian Film Archive di Bruxelles a marzo 2019, Luc Tuymans (Belgio, 1958) ha scelto le pellicole che hanno marcato la sua formazione intellettuale e artistica al momento della loro uscita in sala e che ritiene cruciali anche per le generazioni più giovani per “l’intelligenza fisica”, “gli elementi psicologici e pittorici” e la modernità che le caratterizza. I film prescelti si focalizzano su temi universali come il potere, la vendetta e l’avarizia e contribuiscono a identificare un’originale visione politica, cinica e non ottimistica della condizione umana.

Tra le opere più significative selezionate da Tuymans figura il capolavoro di Hans-Jürgen Syberberg (Germania, 1935), il cineasta più sperimentale e radicale del Neuer Deutscher Film (Nuovo cinema tedesco), movimento di rinnovamento e avanguardia costituito nel 1962 da figure come Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder, Margarethe von Trotta, Alexander Kluge, Edgar Reitz e Wim Wenders. Il film, della durata di 429 minuti, è un’elaborazione collettiva della tragedia del nazismo, un cerimoniale cinematografico che mette sotto processo Hitler e il pensiero dominante tedesco. Nel 1980 Susan Sontag lo descrive con queste parole: “Impregnando la grandiosità romantica di ironie moderniste, Syberberg offre uno spettacolo sullo spettacolo, evoca il ‘Grande Show’ chiamato Storia con una varietà di stili drammatici – fiaba, circo, rappresentazioni morali, sacra rappresentazione allegorica, cerimonia magica, dialogo filosofico, Totentanz (danza della morte) – con un cast immaginario di decine di milioni di persone e con il Diavolo come protagonista. Per ritrarre Hitler viene esaminato il nostro rapporto con Hitler (il tema è ‘il nostro Hitler’, l’’Hitler in noi’), e gli orrori del nazismo, giustamente non assimilabili, sono rappresentati nel film di Syberberg come immagini o segni.”

Tuymans considera Hitler, ein Film aus Deutschland un film fondamentale per il nostro presente, “in una fase in cui l’Europa è travolta dal populismo. Syberberg ha avuto una premonizione sul significato di Europa che noi abbiamo perso. Considero la sua opera un modo molto efficace di affrontare temi come la guerra, l’Olocausto e la cultura. Hitler ha il respiro di un film epico, nel senso del teatro greco, e si posiziona contro la macchina di Hollywood. Tutto il mio lavoro sul secondo dopoguerra è legato alla riflessione di Syberberg.”

Il regista commenta la proiezione del suo film alla Fondazione Prada in questo modo: “a quarantuno anni dalla proiezione a Londra e a Parigi, Hitler, ein Film aus Deutschland arriva a Milano nell’ambito di un percorso espositivo curato da un artista belga e ci mostra che cosa è oggi l’Europa, come già stato compreso a New York nel 1980. Una risposta senza precedenti alla storia di questo vecchio mondo in declino.”

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