Goshka Macuga, To the Son of Man Who Ate the Scroll, 2016. Foto: Delfino Sisto Legnani Studio
4 Feb – 19 Giu 2016

Nella giornata di domenica 19 giugno 2016, la mostra sarà chiusa al pubblico per motivi tecnici.

“To the Son of Man Who Ate the Scroll” è presentata negli spazi del Podium, della Cisterna e della galleria Sud. Il progetto è ideato e curato da Goshka Macuga che nella sua ricerca artistica ricopre i ruoli normalmente distinti dell’autore, curatore, collezionista, ricercatore e ideatore di mostre. L’artista opera nel punto d’incontro tra discipline diverse come scultura, installazione, fotografia, architettura e design.

“To the Son of Man Who Ate the Scroll”, concepito dall’artista per gli spazi della Fondazione Prada, esplora questioni fondamentali come il tempo, l’origine, la fine, il collasso e la rinascita. Osservando l’angoscia che accomuna l’umanità di fronte all’idea della propria estinzione, Macuga si pone un interrogativo essenziale: quanto è importante affrontare la questione della “fine” nel contesto della pratica artistica attuale?

La mostra di Macuga segna il culmine di una sua lunga e approfondita ricerca finalizzata a elaborare una metodologia di categorizzazione di materiali e informazioni attorno a questi temi. L’artista considera l’arte della retorica e la memoria artificiale come strumenti interconnessi, in grado di organizzare e far progredire la conoscenza. Concepita originariamente nell’antica Grecia, la retorica è stata celebrata nel Rinascimento non solo come una tecnica finalizzata alla formulazione di discorsi, dibattiti, ragionamenti, ma anche come uno strumento per organizzare le idee attraverso la costruzione della conoscenza e delle tecniche mnemoniche. L’Ars memorativa getta le basi della memoria artificiale estendendo e sviluppando la memoria naturale attraverso visualizzazioni complesse che richiamano informazioni specifiche.

L’influenza di questa macro-struttura risuona nella mostra, in cui sono inclusi riferimenti all’arte della retorica e alle tecniche mnemoniche. Nel piano terra del Podium è esposto un androide, concepito da Goshka Macuga e prodotto in Giappone da A Lab, che declama senza sosta un monologo composto da numerosi frammenti di discorsi elaborati da grandi pensatori, formando un archivio del discorso umano, sebbene non sia chiaro il destinatario di questa opera di trasmissione: in questa ambientazione dominata dalla dimensione temporale del robot, la prospettiva umana diventa irrilevante. Il robot è circondato da una selezione di opere di grandi dimensioni che evocano l’idea del cosmo di artisti come Phyllida Barlow, Robert Breer, James Lee Byars, Ettore Colla, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Thomas Heatherwick ed Eliseo Mattiacci provenienti dalla Collezione Prada e da importanti musei italiani e internazionali, oltre a un nuovo lavoro dal titolo ‘Negotiation sites’ after Saburo Murakami, realizzato da Goshka Macuga in collaborazione con Kvadrat in Danimarca.

Al piano superiore si trova l’installazione Before the Beginning and After the End, risultato di una collaborazione tra Goshka Macuga e Patrick Tresset. Cinque tavoli presentano rotoli di carta lunghi 9,5 metri ricoperti da schizzi, disegni, testi, formule matematiche e diagrammi tracciati con penne biro dal sistema “Paul-n” realizzato da Tresset, che illustrano la storia del progresso umano. Sul sesto e ultimo tavolo i robot della serie “Paul-A” continuano a disegnare in tempo reale per tutta la durata della mostra. Le loro intenzioni non sono del tutto esplicite, a metà tra l’atto di sovrascrivere e quello di rimuovere le narrazioni antropocentriche che sembrano illustrare. Opere d’arte antica e contemporanea di artisti come Hanne Darboven, Lucio Fontana, Sherrie Levine, Piero Manzoni e Dieter Roth, oggetti rari, libri e documenti sono disposti sopra i rotoli, creando una giustapposizione che racconta l’evoluzione dell’umanità e il suo possibile collasso.

I tre ambienti della Cisterna accolgono una nuova installazione realizzata da Macuga e composta da 73 teste di bronzo che rappresentano 61 figure storiche e contemporanee come Albert Einstein, Sigmund Freud, Martin Luther King, Karl Marx, Mary Shelley e Aaron Swartz, collegate tra loro da lunghe barre metalliche. Questo lavoro può essere letto come l’incontro immaginario tra pensatori di diverse epoche storiche e provenienze geografiche e culturali, le cui idee riflettono la complessità della natura umana e della sua storia.

Il contributo di Goshka Macuga si è esteso sotto forma d’intervento anche nello studiolo, presentato all’interno della mostra “An Introduction”, in corso nella galleria Sud e nel Deposito fino al 17 aprile 2016. L’intervento, dal titolo “Al la filo de la homo kiu manĝis la skribrulaĵon”, ha sottolineato l’associazione tra lo studiolo come dispositivo per la pratica della conoscenza, l’architettura della memoria umana e la concezione dell’ambiente espositivo o dell’opera d’arte come spazio di contemplazione. Macuga ha animato lo studiolo, utilizzandolo come luogo per una serie di letture pubbliche di testi significativi in Esperanto. I readings hanno espressp la difficoltà di relazione con la pratica della conoscenza, evocando sia le intenzioni utopiche alla base dell’invenzione di una lingua artificiale sia il fallimento dell’idea stessa di un linguaggio universale e di una cultura umana condivisa. Le letture, recitate dall’attrice Valeria Sara Costantin, si sono tenute ogni sabato e domenica alle 17, dal 6 febbraio fino alla conclusione di “An Introduction”.

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Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate The Scroll - video mostra
Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll - teaser mostra

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