Talk con Carolina Cavalli e Benedetta Porcaroli, Cinema Godard, Milano, Courtesy Fondazione Prada, Ph. Martina Nicole Garbin
5 Dic 2025 20:30

#Supernova, il focus sui talenti emergenti del cinema contemporaneo, a dicembre ha proposto Il rapimento di Arabella (2025), secondo lungometraggio della regista Carolina Cavalli, in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2025.

Venerdì 5 dicembre la regista e l’attrice Benedetta Porcaroli, hanno introdotto il film al pubblico insieme alla critica e programmatrice Daniela Persico.



Il rapimento di Arabella
2025, 107’

Regia di: Carolina Cavalli
Paese: Italia
Distribuzione: Piper Film
Lingua: versione italiana
VM6

Holly (Benedetta Porcaroli), ventotto anni, ha sempre pensato che la sua vita non fosse andata nel verso giusto. Quando incontra una bambina di nome Arabella (Lucrezia Guglielmino), si convince di aver trovato se stessa da piccola. Decisa a scappare di casa, la bambina nasconde la sua identità e asseconda il desiderio di Holly: tornare indietro e diventare qualcuno di speciale.
A distanza di tre anni da Amanda (2022), Carolina Cavalli torna alla regia con un film visionario e grottesco in cui si ritrovano tutti gli elementi della sua originale cifra stilistica. Presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, Il rapimento di Arabella racconta l’inquietudine di una giovane donna alla ricerca di se stessa in un road movie che rievoca l’estetica del cinema indie statunitense, intrecciando i codici della commedia a suggestioni del genere western. Un film fuori dagli schemi, popolato da personaggi bizzarri e guidato da una protagonista magnetica che mostra senza filtri le proprie fragilità e insicurezze. “Il Rapimento di Arabella non parla proprio di un rapimento nel senso più tradizionale del termine, anche se si intitola così. Parla soprattutto di una ragazza che trova un modo per risolvere il suo passato, superare i rimpianti, calmare l’ansia del futuro e dimenticare le aspettative fallite. La protagonista, Holly, fa parte di un gruppo di persone, di una generazione, forse, che teme che la vita sia sempre da un’altra parte” (Carolina Cavalli).