#Studio, la sezione dedicata alla contaminazione tra cinema e arti visive, presenta venerdì 14 novembre L’arbre de l’authenticité (2025), esordio cinematografico dell’artista e fotografo congolese Sammy Baloji. La proiezione, realizzata in collaborazione con il FESCAAAL – Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, è seguita da una conversazione tra il regista e Alessandra Speciale.
L’ARBRE DE L’AUTHENTICITÉ
2025, 90’
Regia di: Sammy Baloji
Paese: Belgio, Repubblica Democratica del Congo
Distribuzione: Twenty Nine Studio & Production
Lingua: v.o. francese e olandese con sottotitoli italiani
Nella più grande foresta pluviale d’Africa, sulle rive del fiume Congo, a Yangambi un tempo sorgeva la stazione di ricerca agronomica INERA, polo scientifico belga tra i più avanzati dell’epoca coloniale. Oggi è un luogo in rovina, inghiottito dalla giungla.
Premio speciale della Giuria al Festival Internazionale di Rotterdam nel 2025, L’arbre de l’authenticité segna il debutto al lungometraggio dell’artista e fotografo congolese Sammy Baloji. Diviso in tre capitoli, il film combina testimonianze dirette e materiali scientifici per indagare l’eredità del colonialismo e l’origine della crisi ecologica nella Repubblica Democratica del Congo. Attraverso le storie di Paul Panda Farnana e Abiron Beirnaert, due scienziati attivi nel centro di ricerca tra il 1910 e il 1950, e la voce di un albero secolare, narratore simbolico della storia umana, Baloji costruisce un racconto immersivo e poetico che interroga il passato per decifrare il presente. “La vicenda di Yangambi non riguarda solo il Congo. È la storia dell’economia globale e delle sue conseguenze sulle persone e sull’ambiente. La posizione geografica di Yangambi, insieme al suo archivio di dati raccolti mediante l’osservazione climatologica della foresta equatoriale, diventa uno spazio attraverso cui interrogo in modo metaforico le conseguenze delle azioni umane e il nostro rapporto con la natura” (Sammy Baloji).
BIOGRAFIA
Sammy Baloji è un artista e fotografo multidisciplinare che vive e lavora tra Lubumbashi e Bruxelles. Dal 2005 la sua pratica artistica si concentra sull’analisi della memoria storica e collettiva della Repubblica Democratica del Congo, con particolare attenzione al patrimonio culturale, architettonico e industriale della regione del Katanga. Attraverso installazioni, video e opere fotografiche, Baloji indaga le tracce e le conseguenze della colonizzazione belga, esplorando le modalità con cui le strutture di potere e gli immaginari ereditati dal passato continuano a influenzare il presente. Baloji ha partecipato a numerose manifestazioni internazionali, tra cui i Rencontres Africaines de la Photographie di Bamako (2007), la Biennale di Lione (2015), la 56ª Biennale di Venezia (2015), il festival Photoquai al Musée du quai Branly di Parigi (2015), la Biennale di Dakar (2016) e documenta 14 ad Atene e Kassel (2017).
Le sue opere sono state presentate in numerose istituzioni museali, tra cui il Musée Royal de l’Afrique Centrale di Tervuren, la Tate Modern di Londra, l’Africa Center di New York e lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington D.C.



