“Readings” è un’evoluzione, sotto forma di podcast, dell’attività editoriale di Fondazione Prada, un’antologia sonora composta da testi di studio, saggi critici e racconti d’autore commissionati dalla fondazione nell’ambito dei propri progetti multidisciplinari.

“Readings” riunisce una vasta selezione di estratti dai libri pubblicati dal 2012 ad oggi. Il primo nucleo, destinato a crescere, comprende più di 50 podcast di storici, filosofi, curatori e scrittori come Nicolas Bourriaud, Massimo Cacciari, Germano Celant, Christoph Cox, Emilio Gentile, Alison Gingeras, Boris Groys, Udo Kittelmann, Rachel Kuschner, Christy Lange, Roxana Marcoci, Julia Robinson, Dieter Roelstraete, Jeffrey Schnapp, Salvatore Settis, Ali Smith, Lynn Spigel, e molti altri.

I podcast sono realizzati in italiano e inglese.
Le pubblicazioni di Fondazione Prada sono disponibili nel bookshop online


1. Christoph Cox
Vedere non è sentire. Sinestesia, anestesia e arte audiovisiva

Il saggio è incluso nella pubblicazione che accompagna la mostra “Art or Sound”, a cura di Germano Celant. Presentato a Venezia nel 2014 da Fondazione Prada, il progetto esplorava le relazioni tra arte e suono e la loro evoluzione dal 16° secolo a oggi e in particolare, gli aspetti iconici degli strumenti musicali, il ruolo dell’artista-musicista e le aree di compenetrazione fra arti visive e musica.


2. Boris Groys
Topologia dell’arte: la riproducibilità dell’aura


Il saggio fa parte del catalogo della mostra “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. Presentato nel 2013 a Venezia da Fondazione Prada, il progetto ricostruiva “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, la mostra ideata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva.


3.Lynn B. Spigel
Talk show e controculture in televisione

Saggio è incluso nella pubblicazione che accompagna la mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”. Presentato nel 2017 a Milano da Fondazione Prada in collaborazione con la Rai, il progetto è una personale interpretazione della produzione televisiva degli anni ‘70 sotto forma di intenso viaggio visivo. La televisione pubblica italiana è considerata da Vezzoli come un motore di cambiamento culturale, sociale e politico in un paese in transizione dalla radicalità degli anni ‘60 all’edonismo degli anni ‘80. Il progetto analizzava in particolare le relazioni tra produzione mediatica arte, politica, emancipazione femminile e intrattenimento.


4. Massimo Cacciari
Sulla legge

Brano tratto da “Icone della Legge”, Adelphi, Milano, 1985.
Davanti alla legge è una parabola contenuta nel penultimo capitolo del romanzo Il Processo, di Franz Kafka. In essa, un contadino desidera entrare nel palazzo della Legge, ma un guardiano gli spiega che dovrà attendere di fronte ad un portone. Il contadino trascorre anni interi in un’inutile attesa. In punto di morte, chiede perché nessun altro uomo abbia mai tentato l’accesso: il guardiano rivela che quella porta misteriosa poteva essere dischiusa solo per il contadino, ma che ora verrà serrata per sempre. Il testo è incluso nella pubblicazione che accompagna la mostra “K”, a cura di Udo Kittelmann e presentata a Milano da Fondazione Prada. Il progetto prevede tre possibili incontri creativi con l’opera di Franz Kafka attraverso i lavori di Martin Kippenberger, Orson Welles e Tangerine Dream.


5. Shumon Basar
L’eterno ritorno della capanna primitiva


Il testo è incluso nel volume che accompagna la mostra collettiva “Machines à penser”, curata da Dieter Roelstraete. Il progetto allestito nel 2018 negli spazi settecenteschi di Ca’ Corner della Regina, analizzava temi come l’esilio, la fuga e il ritiro, a partire dalla biografia e dalle opere di tre grandi filosofi del 20° secolo: Theodor W. Adorno, Martin Heidegger e Ludwig Wittgenstein. Secondo il curatore, i luoghi fisici o mentali che accolsero il loro isolamento forzato o ricercato, influenzarono e favorirono la loro produzione intellettuale. Questi tre modelli di “macchine del pensiero” sono diventati nel corso degli anni oggetto di interesse e ricerca per gli artisti contemporanei accolti in mostra, come Leonor Antunes, Anselm Kiefer, Goshka Macuga, Mark Manders, Giulio Paolini, Susan Philipsz e Gerhard Richter.


6. Emilio Gentile
Italia 1918-1943


Il saggio è incluso nel libro che completa la mostra “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918–1943”. Concepito da Germano Celant nel 2018, il progetto esteso in tutti gli spazi della sede di Milano di Fondazione Prada esplorava il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali. Lo studio di migliaia di documenti e fotografie storiche ha rivelato il contesto spaziale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, vissute e interpretate dal pubblico nel corso di 25 anni cruciali della storia italiana. L’indagine ha portato alla selezione di oltre 600 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, realizzati da più di 100 autori tra i quali gli artisti Giacomo Balla, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Filippo de Pisis, Arturo Martini, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Gino Severini, Mario Sironi, e Adolfo Wildt e gli architetti e progettisti Giovanni Muzio, Marcello Piacentini, Piero Portaluppi e Giuseppe Terragni.

7. Elvira Dyangani Ose
Betye Saar: Uneasy Dancer


Il saggio è incluso nella pubblicazione che accompagnava la mostra “Betye Saar: Uneasy Dancer”, a cura di Elvira Dyangani Ose. Presentata nel 2016 a Milano da Fondazione Prada, è stata la prima esposizione in Italia dell’artista americana nata a Los Angeles nel 1926, che riuniva più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e lavori scultorei creati tra il 1966 e il 2016. Il suo processo artistico implica “un flusso di coscienza” che esplora il misticismo rituale presente nel recupero di storie personali e di iconografie da oggetti e immagini quotidiani. Al centro della sua opera si possono individuare alcuni elementi chiave: l’interesse per il metafisico, la rappresentazione della memoria femminile e l’identità afroamericana che, grazie al suo lavoro, assumono forme e significati inediti.

8. Roxana Marcoci
Film, Teatri scultorei e Ottovolanti


Il saggio è incluso nella pubblicazione dedicata alla mostra “Whether Line: Lizzie Fitch e Ryan Trecartin”, presentata nel 2019 a Milano da Fondazione Prada, era il risultato di un processo creativo, intrapreso dalla fine del 2016, attraverso il quale i due artisti americani indagano il concetto di “nuova” terra promessa e l’instabilità intrinseca all’appropriazione territoriale. Partendo dall’idealizzazione della condizione rurale, mutuata dalle ideologie del “ritorno alla terra”, il progetto racconta sia un ritorno che una fuga. Dopo aver trasferito per questo lavoro le attività del proprio studio nella campagna dell’Ohio, gli artisti hanno concepito la struttura di un nuovo film come una mappa “stregata”: un luogo dotato di una propria volontà e una costellazione di costruzioni permanenti, occupati da un cast di personaggi che sono allo stesso tempo soggetti attivi e passivi della mappa. Gli artisti modificano questi spazi attraverso dislocazioni di tempo e memoria per esplorare le nozioni di frontiera e limite esistenziale, psico-sociologico e fisico.

9. Jeffrey Schnapp
La fabbrica dello spettacolo


Il saggio è incluso nel libro che completa la mostra “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918–1943”. Concepito da Germano Celant nel 2018, il progetto esteso in tutti gli spazi della sede di Milano di Fondazione Prada esplorava il sistema dell’arte e della cultura in Italia tra le due guerre mondiali. Lo studio di migliaia di documenti e fotografie storiche ha rivelato il contesto spaziale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, vissute e interpretate dal pubblico nel corso di 25 anni cruciali della storia italiana. L’indagine ha portato alla selezione di oltre 600 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie, manifesti, arredi, progetti e modelli architettonici, accompagnati da un migliaio di documenti dell’epoca.

10. Salvatore Settis
Sommamente originale: l’arte classica come seriale, iterativa, portatile


Questo testo è un estratto dal saggio di Salvatore Settis che apre il catalogo “Serial / Portable Classic – The Greek Canon and its Mutations”, pubblicato nel 2015 da Fondazione Prada. La mostra “Serial Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissòla, era dedicata alla scultura classica ed esplorava il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca. La mostra “Portable Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto, esplorava invece origini e funzioni delle riproduzioni in miniatura di sculture classiche.

11. Francesco Stocchi
Ogni atto critico è un atto creativo


Il saggio è incluso nella pubblicazione che accompagna la mostra “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. Presentato nel 2013 a Venezia da Fondazione Prada, il progetto ricostruiva “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, la mostra ideata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva. Dando vita a un sorprendente rifacimento, il progetto riproponeva negli spazi del palazzo settecentesco di Ca’ Cornèr della Regina, sede veneziana della fondazione, la mostra del 1969, mantenendo le originarie relazioni visuali e formali tra le opere.

12. Alison Gingeras
CPLY: Storia di un bad boy


Il testo è incluso nel volume che accompagnava la mostra “William N. Copley”, presentata da Fondazione Prada nel 2016-17 e organizzata in collaborazione con la Menil Collection di Houston. La retrospettiva, a cura di Germano Celant, ripercorreva l’intera carriera dell’artista, giornalista, collezionista, editore, mecenate e gallerista americano che, dalla fine degli anni ’40 a Los Angeles, si sviluppò a Parigi per poi consolidarsi tra Europa e Stati Uniti.

13. Lucia Annunziata
Quasi una guerra civile: ricordi dal 1977


Il saggio è incluso nella pubblicazione che completa la mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”. Presentato nel 2017 a Milano da Fondazione Prada in collaborazione con la Rai, il progetto era una personale interpretazione della produzione televisiva degli anni ‘70 sotto forma di intenso viaggio visivo. La televisione pubblica italiana è considerata da Vezzoli come un motore di cambiamento culturale, sociale e politico in un paese in transizione dalla radicalità degli anni ‘60 all’edonismo degli anni ‘80. Il progetto analizzava in particolare le relazioni tra produzione mediatica arte, politica, emancipazione femminile e intrattenimento.

14. Germano Celant
Edward Kienholz e Nancy Reddin Kienholz: il bello del putrido


Il saggio è incluso nel quinto Quaderno della serie di Fondazione Prada, pubblicato nel 2016, accompagnava la mostra a cura di Germano Celant dedicata a una selezione di opere realizzate da Edward Kienholz e Nancy Reddin Kienholz, tra le quali la storica installazione che dà il titolo alla mostra. Five Car Stud è stata creata da Edward Kienholz tra il 1969 e il 1972 ed è stata esposta per la prima volta a documenta 5 a Kassel, curata da Harald Szeemann. L’opera, che riproduce in dimensioni reali una scena di violenza razziale, è considerata una delle più significative dell’artista americano. Five Car Stud catapulta lo spettatore in una situazione da incubo, lo immerge in una dimensione, rimossa o dimenticata, di estrema violenza. A quasi cinquant’anni di distanza dalla sua creazione restano intatte, infatti, la sua forza espressiva, la sua potente carica simbolica e la lucidità dell’atto di accusa contro la persecuzione razziale.La mostra presentava anche 24 opere, tra lavori scultorei, assemblage e tableau vivant, realizzati dai Kienholz dal 1959 al 1994, nonché materiali di documentazione sulla storia e il processo di creazione di Five Car Stud.

15. Rachel Kushner
L’ammutinamento del Bounty


Il saggio è incluso nel libro che completa la mostra “The Boat is Leaking. The Captain Lied”, un progetto espositivo transmediale, risultato di un approfondito confronto tra lo scrittore e regista Alexander Kluge, l’artista Thomas Demand, la scenografa e costumista Anna Viebrock e il curatore Udo Kittelmann. La mostra, organizzata da Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina a Venezia, si sviluppava al piano terra e nei due piani nobili del palazzo settecentesco e includeva opere filmiche e fotografiche, ambientazioni spaziali e prestiti da collezioni pubbliche e private. La mostra intendeva fornire una visione completa delle produzioni di Alexander Kluge, Thomas Demand e Anna Viebrock. I loro sforzi artistici si sono sempre estesi oltre ai campi dell’estetica e dell’immaginativo in quanto concepiti con chiare intenzioni storico-politiche. I tre autori si rivelano così pionieri e investigatori, testimoni e cronisti dei tempi passati e presenti.

16. Nicolas Bourriaud
Arte via cavo e in rete. La situazione post-Tv”


Il saggio è incluso nella pubblicazione che completa la mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”. Presentato nel 2017 a Milano da Fondazione Prada in collaborazione con la Rai, il progetto era una personale interpretazione della produzione televisiva degli anni ‘70 sotto forma di intenso viaggio visivo. La televisione pubblica italiana è considerata da Vezzoli come un motore di cambiamento culturale, sociale e politico in un paese in transizione dalla radicalità degli anni ‘60 all’edonismo degli anni ‘80. Il progetto analizzava in particolare le relazioni tra produzione mediatica arte, politica, emancipazione femminile e intrattenimento.

17. Maurizio Ferraris
Il Discobolo e la Brillo box


Il saggio è incluso nel catalogo “Serial / Portable Classic – The Greek Canon and its Mutations” pubblicato nel 2015 da Fondazione Prada in occasione di due mostre a Milano e Venezia sul tema della serialità nell’arte antica e moderna.
La mostra “Serial Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, era dedicata alla scultura classica ed esplorava il rapporto ambivalente tra originalità e imitazione nella cultura romana e il suo insistere sulla diffusione di multipli come omaggi all’arte greca. La mostra “Portable Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto, esplorava invece origini e funzioni delle riproduzioni in miniatura di sculture classiche.

18. Christy Lange
Tendere al furto


Il saggio fa parte del volume che accompagnava la mostra “L’image volée” (L’immagine rubata), a cura di Thomas Demand, presentata da Fondazione Prada a Milano nel 2016. L’intento del progetto era indagare le modalità con cui tutti noi ci richiamiamo a modelli preesistenti e come gli artisti hanno sempre fatto riferimento a un’iconografia precedente per realizzare le proprie opere. Esplorando i limiti tra originalità, invenzioni concettuali e diffusione di copie, “L’image volée” si concentrava sul furto, la nozione di autore, l’appropriazione e il potenziale creativo di queste ricerche.

19. Lucia Simonato
Se Caravaggio e Kienholz diventano “barocchi”


Il saggio fa parte del volume “Sanguine. Luc Tuymans on Baroque”, organizzato da Fondazione Prada a Milano tra il 2018 e il 2019. “Sanguine” è una lettura personale del Barocco, costituita da accostamenti inediti e associazioni inaspettate tra lavori di artisti contemporanei e opere di maestri del passato. Seguendo la lezione di Walter Benjamin, secondo il quale il Barocco segna l’inizio della modernità, Tuymans indaga in questa mostra la ricerca di autenticità, il valore politico della rappresentazione artistica, il turbamento indotto dall’arte, l’esaltazione della personalità dell’autore e la dimensione internazionale della produzione artistica, riconoscendo nel Barocco l’interlocutore privilegiato dell’arte di oggi.

20. Gwen L. Allen
Il catalogo come spazio espositivo negli anni ’60 e ’70


Il saggio è incluso nella pubblicazione che accompagna la mostra “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. Presentato nel 2013 a Venezia da Fondazione Prada, il progetto ricostruiva “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, la mostra ideata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva. Dando vita a un sorprendente rifacimento, il progetto riproponeva negli spazi del palazzo settecentesco di Ca’ Corner della Regina, sede veneziana della fondazione, la mostra del 1969, mantenendo le originarie relazioni visuali e formali tra le opere.

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